Reportage fotografico all’Havana: un viaggio immersivo nella cultura afrocubana
L’Havana non è solo una città: è un organismo vivo, pulsante, attraversato da suoni, rituali e memorie ancestrali. Questo reportage fotografico all’Havana nasce da un viaggio profondo e trasformativo, lontano dai circuiti turistici, alla scoperta delle radici afrocubane di Cuba, della sua musica, della danza e della spiritualità. Sono partita insieme a Francesca Spezzani e Davide Otranto, appassionati studiosi e divulgatori della cultura afrocubana. Grazie alla loro conoscenza del territorio e delle comunità locali, ho potuto vivere un’esperienza immersiva a 360 gradi, entrando in contatto diretto con realtà autentiche, spesso invisibili agli occhi del turismo tradizionale.
Un viaggio fotografico lontano dai flussi turistici
Questo viaggio all’Havana non è stato un semplice reportage, ma un percorso di ascolto e condivisione. Abbiamo attraversato quartieri periferici, frequentato scuole di danza, compagnie teatrali locali e spazi dedicati allo studio della musica tradizionale cubana, vivendo il folklore non come spettacolo, ma come pratica quotidiana e identitaria. La fotografia è diventata strumento di relazione: uno sguardo rispettoso su corpi in movimento, volti segnati dalla fatica e dalla dignità, mani che suonano tamburi carichi di storia.
Folklore afrocubano, danza e musica tradizionale
Il cuore del reportage è dedicato al folklore afrocubano, con particolare attenzione alla danza e alla musica rituale. Ho avuto l’opportunità di assistere e partecipare a prove, lezioni e performance, osservando da vicino come il movimento e il ritmo siano veicoli di memoria collettiva. Le danze raccontano storie di resistenza, di schiavitù, di sincretismo religioso. Ogni gesto è carico di significato, ogni battito di tamburo richiama una divinità, un orisha, una forza ancestrale.
La famiglia Los Chinitos e la tradizione della rumba
Uno dei momenti più intensi del viaggio è stato l’incontro con la famiglia Los Chinitos, storica famiglia di musicisti cubani, custodi di una forma particolare e antica di rumba. Ho avuto il privilegio di frequentare la loro casa, condividere pasti, ascoltare racconti e assistere a sessioni musicali che non hanno nulla di performativo, ma tutto di sacro. In questi spazi intimi, la musica non è intrattenimento: è trasmissione orale, è appartenenza, è resistenza culturale.
Il quartiere della Corea: radici africane e comunità
Il reportage si spinge nel quartiere della Corea, nel distretto di San Miguel del Padrón, una delle zone più povere e degradate dell’Havana. Qui, dove le difficoltà economiche sono evidenti, le radici africane del popolo cubano hanno trovato dimora e continuano a vivere attraverso feste di quartiere, danze collettive e rituali condivisi. Tra le strade polverose, ho fotografato feste spontanee, momenti di danza e di profonda condivisione comunitaria, dove la povertà materiale convive con una ricchezza umana e spirituale straordinaria.
A distanza di anni, questo viaggio continua a scuotermi. Cuba è un paese segnato da limiti profondi, ma attraversato da una forza invisibile che risiede nella Santeria, nei culti sincretici e nelle tradizioni tramandate di generazione in generazione. La fede non è solo religione, ma struttura sociale, sostegno emotivo, risposta alla mancanza. Fotografare questi rituali ha richiesto rispetto, ascolto e la consapevolezza di trovarsi di fronte a qualcosa di sacro.
Questo reportage fotografico sull’Havana afrocubana non è solo una raccolta di immagini, ma una testimonianza di incontri, di legami e di una cultura che resiste. Un viaggio che, ancora oggi, continua a vivere dentro di me, ricordandomi che la vera ricchezza non è materiale, ma risiede nella memoria, nella fede e nella comunità.































